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Lo sport fa bene, ma non sempre e può, talvolta, compromettere l’attività sessuale. Questo è, almeno, quello che dice una ricerca americana che sottolinea come siano soprattutto gli sport più faticosi e impegnativi a rendere gli uomini meno desiderosi. Insomma, più crescono i muscoli più diminuisce la voglia. Secondo uno studio della University of North Carolina a Chapel Hill pubblicato sulla rivista Medicine and Science in Sport and Exercise, ci sarebbe una soglia d'allenamento oltre la quale l'individuo inizia a soffrire di scarso appetito sessuale, con una diminuzione della libido di ben sette volte rispetto a chi fa sport, ma senza esagerare. Lo studio è stato svolto su mille diversi uomini che fanno un'attività fisica regolare: c'è però chi lo fa senza strafare e chi invece si allena anche più di una volta al giorno. In questi ultimi, analizzando i comportamenti sessuali, è stata riscontrata una tendenza generale a un minor desiderio sessuale. Per i ricercatori la tendenza è chiara e innegabile, ma avvertono: «Per la relazione tra allenamento e libido vanno effettuati studi più approfonditi e incentrati sul singolo individuo, perché ovviamente varia da persona a persona».
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Per prevenire un concepimento non esiste solo la “pillola” ovvero una medicina assunta dalle donne ma anche metodi non farmacologici che impediscono l’incontro degli spermatozoi con l’uovo femminile o lo sviluppo dell’embrione. Tra questi ricordiamo il preservativo maschile e quello femminile, il diaframma femminile e dispositivi intrauterini.
Preservativo maschile
È una guaina cilindrica in lattice o in gomma sottile che si applica sul pene in erezione prima della penetrazione. Impedisce che il liquido seminale arrivi in vagina. Il nome deriva probabilmente dal Dottor Condom che visse verso la metà del 1600, ma è sin dall'antichità che sono conosciuti metodi di barriera di questo tipo, ad esempio è risaputo che i Romani usavano come preservativo le budella di bue. Oggi sono molto sofisticati e la tecnologia si è sviluppata per renderli sensibili e resistenti. Sono preferibili quelli lubrificati con creme spermicide che ne aumentano l'efficacia. C'è da dire che come anticoncezionale non è molto sicuro essendo gravato da una percentuale del 10% di insuccessi. Ciò è dovuto soprattutto ad un cattivo utilizzo consistente nell'infilarlo in maniera scorretta o non dall'inizio del rapporto o anche a rottura accidentale o per uso maldestro. Ha però un'indicazione fondamentale nella prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse. Nei rapporti occasionali non si può assolutamente prescindere dal suo utilizzo e se ne può fare a meno solo quando i componenti di una coppia che ha un rapporto duraturo sono informati sullo stato di salute reciproco.
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La cistite, o infezione non complicata delle basse vie urinarie, è una fastidiosa infiammazione (flogosi) della mucosa vescicale. Tra le cause principali della cistite c'è la risalita verso la vescica di agenti patogeni di origine fecale, vaginale o uretrale. Colpisce con un'incidenza che varia tra i 5 e i 10 casi ogni 1000 individui, rappresentando quindi una delle infezioni più frequenti. Le donne sono maggiormente colpite (25-35% delle donne tra i 20 e 40 anni) e numerosi fattori sembrano predisporre all'insorgenza e alla ricorrenza degli episodi di cistite come la distanza fra uretra e ano che risulta più corta rispetto all’uomo, l’uso di sistemi contraccettivi quali la crema spermicida e/o il diaframma (che generano alterazioni dell'ecosistema vaginale), l’uso indiscriminato di antibiotici. Infatti, l'uso spropositato di questi farmaci altera la normale flora batterica vaginale costituita da lactobacilli comportando una persistente colonizzazione vaginale da parte di uropatogeni come per esempio l'Escherichia Coli. Altra importante causa di cistite nella donna è il post menopausa con conseguente deficit estrogenico che altera il normale trofismo vaginale. Anche frequenti rapporti sessuali e in alcuni casi la gravidanza, con una serie di modificazioni anatomiche e fisiopatologiche che ne conseguono, possono rappresentare un fattore di rischio per la donna. La frequenza delle cistiti è favorita anche da alterazioni funzionali o anatomiche delle vie urinarie, da malformazioni congenite, da malattie della prostata, da esiti chirurgici sulla vescica, da incontinenza urinaria, da cateterismo vescicale, da ostacolato deflusso urinario, dalla presenza di calcoli vescicali, dal diabete, da sindrome di immunodeficienza acquisita, da lesioni del midollo spinale.
La cistite si presenta solitamente con uno o più di questi disturbi:
- · Aumento del numero di minzioni durante le 24 ore (pollachiuria).
- · Difficoltà nell'urinare (disuria).
- · Bruciore o dolore durante la minzione (stranguria).
- · Spasmo doloroso seguito dall'urgente bisogno di urinare (tenesmo vescicale).
- · Urine torbide, a volte maleodoranti.
Talvolta assistiamo alla presenza di sangue e pus nelle urine.
In alcuni casi la cistite può essere asintomatica presentando solo una batteriuria (carica batterica elevata nelle urine) rilevata con metodica strumentale (urinocoltura); in altri casi può essere associata anche ad altri sintomi come la febbre, anche oltre 38/39°C e dolore pelvico aspecifico. Una delle complicazioni più frequenti è rappresentata dalla pielonefrite (infezione del rene), che può assumere aspetti particolarmente gravi negli anziani, negli infanti e nei pazienti immuno-compromessi. Queste infezioni devono essere diagnosticate con uno specifico esame delle urine (urinocoltura) e, dopo aver identificato il batterio patogeno responsabile, vanno trattate con l’antibiotico adeguato. Tutto ciò, naturalmente, deve avvenire sotto controllo medico.
Le infezioni delle basse vie urinarie hanno un tasso di ricorrenza di circa il 20%, anche dopo adeguata terapia antibiotica. In alcuni casi le ricorrenze assumono frequenze molto elevate specialmente nelle donne in menopausa, favorite dalla presenza di un’uretra naturalmente corta e dalle modificazioni del microambiente vulvo-vaginale causate dal calo estrogenico. Dalla letteratura scientifica si evince che esistono alcune strategie nutrizionali utili per prevenire le cistiti e ridurne i sintomi.
Gli obiettivi della terapia nutrizionale consistono nel:
- Favorire lo svuotamento della vescica, per evitare il ristagno di urine molto concentrate che possono irritare la vescica e per favorire l’eliminazione dei batteri.
- Favorire il transito intestinale e garantire un intestino regolare, per ridurre il numero di batteri dannosi.
- Prevenire l’irritazione della vescica.
- Ridurre la possibilità che i batteri dannosi (patogeni) aderiscano alla mucosa delle vie urinarie.
Pertanto, per ridurre il rischio contrarre nuove infezioni delle vie urinarie si possono adottare norme di comportamento e consigli dietetici generali come ad esempio:
- Buona idratazione
- Ridurre il consumo di zuccheri semplici.
- Ridurre il consumo di grassi saturi.
- Incrementare il consumo di fibra.
- Privilegiare alimenti che acidificano le urine, ciò aiuta a contrastare l’aderenza dei batteri alla parete mucosa della vescica.
- Seguire le raccomandazioni per una corretta alimentazione nella popolazione generale in merito alla riduzione di grassi soprattutto di origine animale, di bevande ed alimenti ricchi di zuccheri e alla corretta assunzione di adeguate porzioni di frutta e verdura.
- Preferire metodi di cottura come: il vapore, microonde, griglia o piastra, pentola a pressione, piuttosto che la frittura, la cottura in padella o bolliti di carne
- Rispettare una corretta ridistribuzione dei pasti, evitando cene abbondanti.
- Valutare con il medico curante la possibilità di introdurre integratori.
Tra gli alimenti da bandire troviamo:
- Superalcolici e alcolici potenti irritanti di tutte le mucose dell’organismo, vescica compresa.
- Caffè, tè e bevande contenenti sostanze eccitanti il sistema nervoso centrale e ma anche quello periferico come la caffeina presente anche nella cola.
- Peperoncino, pepe e spezie piccanti in generale perché possono agire come irritanti della vescica.
- Formaggi piccanti.
- Dolci come cioccolato, gelati, ecc. perché gli zuccheri semplici facilitano la crescita batterica.
- Bevande zuccherine come acqua tonica, tè freddo, ma anche succhi di frutta, perché contengono naturalmente zucchero anche se riportano la dicitura “senza zuccheri aggiunti”.
- Dolcificanti artificiali (in pastiglie o contenuti in alcuni yogurt, marmellate, prodotti da forno e bibite).
- Succo d’agrumi e fragole che contengono vitamina C ma possono agire come irritanti della vescica.
- Condimenti grassi come burro, lardo, margarine e altri alimenti grassi che possono rallentare la digestione (intingoli, fritture, ecc.).
- Salse come maionese, ketchup, senape.
- Insaccati.
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L’enzalutamide un nuovo farmaco, sviluppato dall’azienda farmaceutica Astellas, è indicato per i pazienti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla terapia ormonale non sottoposti a chemioterapia. Nello studio Prevail ha dimostrato di prolungare la sopravvivenza globale e ritardare il ricorso al trattamento chemioterapico con significativo miglioramento della qualità di vita dei pazienti. Tale molecola è stata approvata, recentemente, anche in Italia per i pazienti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla terapia ormonale non sottoposti a chemioterapia. Il farmaco è un agente ormonale orale di ultima generazione, dotato di un meccanismo di azione innovativo in quanto inibisce in maniera potente il recettore degli androgeni, il testosterone, che è la “benzina” di crescita del tumore prostatico inducendone la morte. La terapia ormonale è uno dei cardini del trattamento farmacologico del carcinoma prostatico perché punta a ridurre gli androgeni, e l’enzalutamide rappresenta un grande progresso nel trattamento dei pazienti con tumore della prostata metastatico resistente alla terapia ormonale e non ancora sottoposti a chemioterapia. Oggi il tumore della prostata è la terza neoplasia maligna nella popolazione generale, la più frequente dei maschi adulti per i quali, dopo i 50 anni di età, rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati. In un’elevata percentuale di casi la malattia evolve in una forma resistente alla terapia anti-androgenica e metastatizza a distanza (soprattutto nelle ossa). L’AIFA ha autorizzato l’indicazione pre-chemioterapia di enzalutamide, già utilizzato dopo fallimento del trattamento chemioterapico.
Per anni si sono utilizzati analoghi agonisti dell’LHRH (ormone che stimola la produzione del testosterone) che tuttora rappresentano la terapia standard della malattia metastatica o delle recidive dopo il trattamento con chirurgia e radioterapia. E per i pazienti non responsivi alla terapia ormonale si disponeva solo della chemioterapia con docetaxel. L’enzalutamide rappresenta un nuovo ed importante strumento per il miglioramento della strategia terapeutica del carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione. Oltre all’efficacia, il farmaco è caratterizzato anche da un buon profilo di tollerabilità.